Apertura impianti sciistici

Pila-Cogne, le 3 soluzioni rimaste e cosa cambia per lo sci

Il collegamento tra Pila e Cogne è tornato al centro della partita vera: non quella delle intenzioni, ma quella delle alternative tecniche messe una accanto all’altra. Oggi il progetto è ancora nella fase di Docfap, il documento che confronta in modo strutturato le diverse opzioni possibili prima di arrivare a una scelta progettuale. È il passaggio che conta davvero, perché qui si decide se il collegamento dovrà essere soprattutto un impianto per sciatori, un’infrastruttura di mobilità di valle o una soluzione ibrida capace di tenere insieme entrambe le funzioni.

Le ipotesi iniziali erano nove. Quelle considerate praticabili sono scese a tre, con una forbice di costo complessivo dell’opera stimata tra 130 e 190 milioni di euro. Sul lato Pila, intanto, il nodo tecnico è già chiaro: l’arrivo naturale del futuro collegamento è la zona della Platta de Grevon / Couis 1, a quota attorno ai 2.753 metri, resa accessibile dal nuovo impianto Pila-Couis in due tronchi. Tradotto per chi scia: il tema non è solo unire due località sulla carta, ma capire come farlo in modo coerente con i flussi reali di una stazione moderna.

Per il turismo invernale delle Alpi italiane questo dossier pesa molto più di quanto sembri. Un collegamento del genere può allungare la permanenza media, ridistribuire gli accessi, dare valore sciistico a giornate con meteo e affollamenti diversi e, soprattutto, trasformare due poli forti ma distinti in un sistema più leggibile per il cliente neve. La differenza, però, la farà il dettaglio del tracciato: tempi, trasbordi, impatto sul territorio e qualità dell’esperienza d’uso.

A che punto è il progetto Pila-Cogne

L’iter è formalmente dentro il Docfap, previsto dall’articolo 41 del nuovo codice dei contratti pubblici. L’incarico tecnico risulta affidato da Pila S.p.A. e il disciplinare è stato sottoscritto il 30 giugno 2025. Nel corso del 2026 sono state presentate nove ipotesi, poi ristrette a tre soluzioni finali ritenute praticabili. La Quarta Commissione regionale ha esaminato il quadro nell’autunno 2026.

Questo passaggio va letto bene. Non esiste ancora una soluzione scelta in via definitiva, e non esiste ancora un cronoprogramma realizzativo consolidato da prendere come riferimento. Per questo, quando si parla di tempi di cantiere o di impatti complessivi, bisogna stare sui dati disponibili e non forzare letture premature.

Dal punto di vista impiantistico, qualunque opzione dovrà comunque inserirsi nel perimetro normativo europeo degli impianti a fune e negli standard tecnici armonizzati oggi in vigore, con vigilanza nazionale affidata ad ANSFISA. Non è un dettaglio burocratico: significa che un’opera di questo tipo non si valuta solo per il tracciato, ma anche per esercizio, evacuazione, integrazione con gli impianti esistenti e affidabilità in ambiente alpino severo.

Le tre soluzioni praticabili: cosa offrono davvero

Le tre opzioni oggi sul tavolo raccontano tre idee diverse di collegamento. Ed è questo il punto interessante: non cambia soltanto il disegno dell’impianto, cambia il modello di utilizzo.

1) Funicolare interrata “Drinc”

La prima soluzione è la più netta dal punto di vista concettuale: una funicolare interamente in galleria, con recupero del corridoio storico del Drinc, per un tracciato di quasi 7 chilometri. La funicolare è un sistema su via fissa trainato da fune, adatto a percorsi lineari con esercizio regolare e protetto.

Per chi guarda al prodotto invernale, il vantaggio è evidente. Un collegamento sotterraneo riduce l’esposizione a vento e maltempo, due fattori che in alta montagna pesano sempre sulla continuità del servizio. Inoltre l’impatto visivo in superficie sarebbe il più contenuto tra le opzioni emerse, aspetto non secondario in un’area ad alta sensibilità paesaggistica.

Il rovescio della medaglia è altrettanto chiaro. Le opere civili sarebbero molto pesanti: gallerie, gestione della geologia, sistemi di sicurezza ed evacuazione. In un progetto del genere il cuore non è tanto la tecnologia di trasporto, quanto la complessità dell’infrastruttura sotterranea. Non a caso, quando si cercano confronti alpini, il riferimento più vicino sul piano tecnologico è il mondo delle grandi funicolari moderne, come la Stoosbahn in Svizzera, anche se lì il contesto è differente. Il messaggio, però, è utile: la tecnologia esiste, ma il salto di scala progettuale resta alto.

Per lo sci, questa sarebbe probabilmente la soluzione più “diretta” come idea di collegamento strategico tra aree, meno dispersiva e più forte anche nella lettura quattro stagioni. Ma è anche quella in cui la difficoltà del cantiere rischia di diventare il vero nodo selettivo.

2) Soluzione mista semi-urbana Cogne–Crétaz–Epinel + telecabina Epinel–Platta de Grevon

La seconda opzione è la più orientata alla mobilità locale. Prevede un sistema misto semi-urbano tra Cogne, Crétaz ed Epinel, con trasbordo e prosecuzione in telecabina da Epinel fino alla Platta de Grevon. La telecabina è l’impianto a cabine chiuse ad ammorsamento automatico, adatto a garantire continuità di flusso e buona fruibilità anche per utenti non sciatori.

Questa soluzione ha un pregio preciso: non serve soltanto a portare sciatori da un comprensorio all’altro, ma costruisce un asse di mobilità interna più capillare. In altre parole, allarga il bacino d’uso dell’impianto e prova a renderlo utile anche fuori dalla sola logica “giornata sci”. Per una località alpina questo conta, perché oggi un investimento di questa taglia tende a reggersi meglio se intercetta residenti, turisti senza sci e traffico locale oltre al pubblico strettamente sportivo.

Però, vista dal lato dello sciatore esperto, la criticità è evidente: il trasbordo. Ogni cambio impianto rompe il ritmo, allunga il tempo porta-a-porta e abbassa la competitività rispetto a un collegamento più lineare. Se l’obiettivo primario è far percepire Pila e Cogne come un sistema neve integrato, questa soluzione funziona meglio come infrastruttura territoriale che come “link sci” puro.

C’è poi un altro aspetto pratico: più fermate e più stazioni significano maggiore occupazione di suolo nel fondovalle e un’interazione più intensa con il tessuto abitato. Non è automaticamente un difetto, ma sposta il baricentro del progetto dalla montagna al rapporto con la valle.

3) Partenza da Cogne con fermate a Crétaz ed Epinel, poi galleria verso Couis

La terza soluzione prova a stare in mezzo. La partenza sarebbe da Cogne, in area palestra comunale, con fermate intermedie a Crétaz ed Epinel, per poi innestarsi in un tratto di galleria verso il Couis. È, di fatto, la proposta che cerca di tenere insieme accessibilità urbana e collegamento d’alta quota.

Dal punto di vista commerciale e turistico il vantaggio è immediato: una stazione più vicina al centro di Cogne rende il sistema più leggibile per chi soggiorna in paese. Meno trasferimenti preliminari, maggiore immediatezza, migliore percezione del collegamento come parte dell’esperienza della località. Per una destinazione invernale è un punto forte, perché il primo tratto del viaggio conta quasi quanto il resto: se l’accesso è semplice, l’impianto entra davvero nelle abitudini degli ospiti.

La controparte è una pressione più alta sull’abitato. Una stazione vicina al centro richiede equilibrio su accessibilità, spazi di attestazione, gestione dei flussi e consenso locale. In pratica, è l’opzione che può risultare più comoda per l’utente finale ma anche più delicata da assorbire nel tessuto di Cogne.

Per il prodotto sci, questa soluzione ha una logica forte se l’obiettivo è rendere il collegamento evidente e facile da usare fin dal paese. Resta però da capire quanto il compromesso tra tratto urbano, fermate e porzione in galleria possa mantenere tempi di percorrenza competitivi rispetto alle attese di chi scia davvero e usa il collegamento come parte della giornata sugli sci.

Tabella rapida: come si leggono oggi le tre ipotesi

Soluzione Tracciato Lunghezza verificata Punto forte Criticità principale
Funicolare “Drinc” Tutta in galleria Quasi 7 km Minore impatto visivo e maggiore protezione dal meteo Opere civili molto complesse
Mista semi-urbana + telecabina Cogne–Crétaz–Epinel, poi Epinel–Platta de Grevon Non disponibile Serve anche la mobilità di valle Trasbordo meno efficace per lo sciatore
Partenza da Cogne + galleria Cogne–Crétaz–Epinel, poi galleria verso Couis Non disponibile Accesso più diretto dal centro di Cogne Maggiore pressione sull’abitato

Il punto chiave per lo sci: collegamento vero o mobilità di sistema?

Chi scia con continuità legge queste tre opzioni in modo abbastanza semplice. La prima privilegia la funzione di collegamento forte tra due poli. La seconda privilegia la funzione di mobilità territoriale. La terza prova a costruire un compromesso tra accessibilità locale e connessione sciistica.

Non è una distinzione teorica. Un collegamento sci efficace deve avere poche rotture di carico, ingresso chiaro, tempi percepiti bassi e innesto naturale nel dominio sciabile. Se invece l’impianto incorpora fermate e logiche semi-urbane, aumenta il suo valore complessivo per il territorio ma cambia il tipo di utilizzo. Diventa meno “cerniera da sciatori” e più infrastruttura multipla.

Qui il ruolo del nuovo asse Pila-Couis è decisivo. Avere lato Pila un punto di attestazione già pensato in quota, presso la Platta de Grevon / Couis 1, rende il collegamento molto più credibile dal punto di vista sciistico. Non si tratta di aggiungere una linea isolata, ma di inserirla in una riorganizzazione della parte alta del comprensorio. Per questo il progetto Pila-Cogne va letto dentro una visione più ampia del sistema impianti, non come opera a sé.

Il confronto alpino: cosa insegnano i progetti simili

Nel materiale oggi disponibile, l’unico confronto tecnico solido già richiamabile è quello con il mondo delle grandi funicolari alpine moderne. La Stoosbahn, in Svizzera, è un riferimento utile non perché sia sovrapponibile al caso Pila-Cogne, ma perché mostra come una funicolare di nuova generazione possa affrontare pendenze molto elevate e offrire un esercizio moderno in ambiente montano.

La lezione pratica è questa: quando il terreno o la sensibilità paesaggistica rendono difficile un impianto tradizionale di superficie, la funicolare può diventare una risposta credibile. Ma non è mai una scorciatoia. Richiede un livello altissimo di progettazione civile, gestione delle emergenze e integrazione con il resto del sistema di trasporto.

Per il resto, il dossier Pila-Cogne ha una specificità tutta sua: qui non si sta soltanto collegando una valle a una quota alta, ma si sta cercando di cucire due destinazioni con identità forti e usi parzialmente diversi. È questo che rende il progetto interessante per tutto l’arco alpino italiano. Se funzionerà, potrà diventare un caso di scuola su come si progettano oggi i collegamenti intercomprensoriali in contesti sensibili. Se invece prevarrà una soluzione troppo sbilanciata su una sola funzione, il rischio è avere un’infrastruttura importante ma meno incisiva sul piano sciistico di quanto il nome del progetto lasci immaginare.

Cosa guardare adesso, senza farsi distrarre dagli slogan

Nella fase attuale conviene seguire quattro elementi concreti.

  • La continuità del viaggio: quanti cambi richiede davvero il collegamento e quanto resta intuitivo per chi arriva con gli sci ai piedi o con attrezzatura al seguito.
  • L’integrazione con Couis: il lato Pila è il vero perno tecnico dell’operazione, quindi conta come il nuovo impianto Pila-Couis organizzerà i flussi verso il futuro arrivo.
  • Il rapporto con Cogne: una stazione vicina al centro è un vantaggio solo se accessi e flussi vengono assorbiti bene.
  • Il peso delle opere civili: nelle soluzioni in galleria la differenza la fanno fattibilità, sicurezza e gestione del cantiere molto più del nome commerciale dell’impianto.

Per il turismo invernale italiano il tema resta centrale perché va oltre la Valle d’Aosta. Le Alpi, oggi, non competono soltanto sulla qualità delle piste ma sulla leggibilità del sistema: accesso, connessioni, continuità di esperienza. Pila e Cogne possono diventare un esempio forte, ma solo se la soluzione finale sarà pensata prima di tutto per l’uso reale, non per l’effetto annuncio.

La fase che si apre serve proprio a questo: scegliere non l’ipotesi più suggestiva, ma quella che riesce a tenere insieme sci, territorio e tenuta tecnica dell’opera. Per chi frequenta la montagna d’inverno, è qui che si capisce se il collegamento potrà cambiare davvero il modo di sciare tra Pila e Cogne oppure resterà un progetto affascinante sulla carta.

Leggi anche

PubblicitàPubblicità

Francesco Grea

Scio da quando avevo 3 anni e mezzo — praticamente prima ancora di saper camminare bene! Ho vissuto lo sci in tutte le sue forme: dagli anni dell'agonismo con lo Sporting Club Aprica, dove ho gareggiato fino ai 18 anni affinando tecnica e spirito competitivo, alla scelta di trasformare questa passione in una professione. Oggi sono Maestro di Sci per la Regione Lombardia e insegno presso la Scuola Italiana Sci Aprica, dove ogni giorno trasmetto ad altri l'amore per la neve che mi accompagna da tutta la vita. Su Skimania.it scrivo di sci con la stessa passione di sempre: quella di chi lo sci lo conosce davvero, dalla pista di gara alle lezioni con i principianti. Numero iscrizione all'albo: E3951

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio